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il carattere narcisista, narcisismo patologico

Il bambino, diceva Alice Miller ammira e ama smisuratamente i propri genitori, li percepisce come fossero Dei: e quale più irresistibile tentazione potrebbe offrirsi ai bisogni emotivi irrisolti dei genitori stessi? Cedere a questa tentazione comporta un abuso emotivo del bambino che si sostanzia nel capovolgimento dei ruoli, per cui il genitore si aspetta di essere emotivamente soccorso ed assistito dal figlio. Inevitabilmente, allora, si produce il disprezzo per il bambino, data l’ovvia inadeguatezza sua in rapporto a tali “deliranti” aspettative. Il bambino emotivamente abusato fa del suo meglio e sviluppa delle capacità empatiche fuori dal comune: in questo senso si realizza il dramma del bambino “dotato”. Il bambino per trasformarsi in esemplare dotato sarà costretto a rinunciare alla sua natura, alla sua imperfezione, alla sua spontaneità, alla sua umanità. La Miller descrive in maniera puntuale il destino che porta alla rinuncia di sé. E' presente una madre emotivamente fragile, il cui equilibrio affettivo dipende dai comportamenti del figlio. A questo bisogno materno, o di entrambi i genitori, corrisponde una straordinaria capacità del bambino di percepirla e darvi risposta, intuitivamente, in altre parole di assumere la funzione che inconsciamente gli viene assegnata. Così il figlio si assicura “l’amore” del genitore, o meglio, la capacità di rispondere ai bisogni della madre garantisce la sua sopravvivenza. Il piccolo non sarà più autentico e capace di sentire le sensazioni così come vengono e viverle con gioia infantile, sarà costretto a costruire un immagine di sé, aderente il più possibile a quella che l'ambiente (famiglia) vuole. L'impossibilità di essere se stesso smarrisce il bambino e crea sentimenti di vuoto e vergogna. L'immagine di sé sostituisce il sé reale e rappresenta nel narcisismo patologico la creazione di se stessi in antitesi con ciò che realmente un essere umano sente e vive. Attraverso il processo di introiezione e di identificazione si costruisce l'immagine di un oggetto, l'immagine di sé in interazione con quell'oggetto ed una valenza affettiva che lega il sé all'oggetto. Nell'interazione "falsata" madre -bambino la naturale spontaneità del fanciullo sarà associata alla parte interna inadeguata, cattiva, mentre la formazione adattata alle aspettative dell'ambiente rappresenterà il buono e adeguato del bambino. Il bambino non può vedersi direttamente ma attraverso l'immagine di sé che l'altro gli trasmette. Capacità di vedersi attraverso gli occhi dell'altro. Alla nascita il bambino incontra per la prima volta gli occhi della madre che lo seguiranno e rispecchieranno a lungo. La faccia del sorriso amorevole incondizionato e la faccia dagli occhi terrificanti, sono i due aspetti della madre dell'infanzia. Il primo volto conferma positivamente l'essenza del bambino, il secondo precipita il bambino nell'orrore del sé cattivo che blocca la continuità del suo sentire. Da quel momento la sua verità non sarà più rappresentata dall'autenticità (quello che sente), ma da quello che l'ambiente gli restituisce come positivo.  I tratti patologici si organizzano intorno a:

Amore di sé patologico: i processi psichici non riescono a regolare l'autostima e mantenerla in modo equilibrato. Il disagio si manifesta con la grandiosità eccitante, in contrasto con imbarazzo, timidezza , vergogna e depressione (questi ultimi sentimenti sono presenti nella forma più antica di narcisismo, Covert). L'esibizionismo, l'eccessiva ambizione, il senso di superiorità o inferiorità, l'eccessiva dipendenza dall'ammirazione altrui e la bassa soglia di tolleranza rispetto alle frustrazioni, rappresentano il quadro narcisista.

Amore oggettuale patologico che si palesa con: eccessiva invidia, incapacità di empatizzare con tendenza a idealizzare o svalutare e disprezzare, utilizzo di difese maniacali come il dominio e il trionfo, incapacità a fidarsi dell'altro, l'avidità eccessiva si concretizza con il desiderio di rubare dall'altro e di sfruttare l'altro.

Super Io patologico: potere, ricchezza, gloria e dominio, quali sistemi valoriali infantili, scarso interesse per etici, estetici o intellettuali, frequentemente manipolati per difendere l'autostima e l'orgoglio. L'autostima é regolata maggiormente dalla vergogna che dalla colpa.

Il narcisismo é l'esperienza di essere abusati, confusi e scippati della propria anima, Di essere impotenti mentre un'altra persona esercita su di noi il proprio potere (seduzione, violenza, manipolazione, abuso, ricatto, etc.). Questo crea una ferita, la ferita narcisista che implica sempre un'umiliazione. Vi é un'inversione di ruolo: non sono i genitori al servizio del narcisismo infantile, ma é il bambino che viene usato dai genitori per soddisfare i loro bisogni narcisisti. In questo modo il bambino nega e perde se stesso. Diviene un individuo etero-diretto, definito interamente dall'altro e in assenza di una risposta positiva, rimangono: vuoto, disperazione, depressione, forte tensione. Nel processo di crescita l'individuo impara a rinunciare al piaceri del sé reale in cambio del potere e del controllo sull'altro.

I narcisisti negano i sentimenti che contraddicono l'immagine.

E' l'investimento sull'immagine che diventa il motore del proprio agire. La tensione si concentra alla base del cranio, dove si trovano i centri visivi, per influenzare la percezione visiva della realtà. Il narcisista non é capace di amare l'altro perché non é in grado di amare se stesso e di accettarsi per ciò che realmente é: un essere umano. Il desiderio di contatto con l'altro é sostituito dal potere sull'altro. Ammettere il bisogno dell'altro significherebbe incontrare nuovamente la ferita narcisista e questa é una delle cose che più lo spaventa, sentirsi in balia dell'altro (esperienza primaria con i genitori che detenevano il potere). Cedere il controllo lo fa sentire in balia dell'altro. Un individuo sano pur dipendendo dal mondo esterno é nel contempo in grado di riferirsi a se stesso, é capace di riferimento riflessivo. La coscienza autoriflessiva é una tappa evoluzionistica che consente alla specie umana di perfezionare la conoscenza di sé per migliorare il proprio adattamento all'ambiente. Per questo motivo la persona sana si identifica per prima cosa col proprio corpo, molto difficile per il narcisista perché ha gravemente inibito la funzione percettiva. Anche in termini di valori umani, un altruismo che non passi per la felicità del proprio corpo, é immorale. Il narcisista patologico é costretto a scindere l'immagine di sé dalla propria autenticità, é allenato a nascondere e sopprimere il vero sé, costruendo un'immagine idealizzata ma non reale. Questa é la sua modalità di funzionamento perché da bambino é stata proprio questa la richiesta dei genitori. Si organizza per essere quello che l'altro vuole. Nella sua storia personale si sono ripetute esperienze e conseguenze di:

RICHIESTE IMPOSSIBILI --> UMILIAZIONE  --> VERGOGNA --> NARCISISMO --> UCCISIONE DEL Sé DEL BAMBINO

A differenza del carattere rigido che ha vissuto un'altra esperienza:
                                                                                                     RICHIESTE POSSIBILI --> IMPEGNO --> GRATIFICAZIONE

La forma più grave di narcisismo patologico ha un'eziologia molto antica, dalla nascita al primo anno di vita circa. La madre tratta il bambino come un pezzo di sé e non come un essere vivente diverso da sé. E' immediata la mancanza di empatia verso la nuova vita che si esprime, il piccolo é unicamente idealizzato ma non riconosciuto per la sua realtà. Quando il piccolo non coincide con l'immagine idealizzata dalla madre (mio figlio non piange, mio figlio non urla e si fa capire perché é speciale, etc.) il fanciullo é visto come un "mostro", osservato con orrore. Questa é l'immagine che il bambino riceve di sé e della sua spontaneità, del suo essere naturale. "Ti vedo come un mostro se non sei come voglio", il bambino diventa la pattumiera della madre: "se mi deludi non sei niente, non vali niente". La madre non riconosce il figlio quando non aderisce all'immagine che lei stessa ha costruito di lui, non vede questo essere vivente come suo figlio e il piccolo si sente un mostro, un alieno. Per questo motivo nella vita la problematica dell'umiliazione e della vergogna é distruttiva per lui, c'é stato un annientamento del sé, una disgregazione, una disorganizzazione, alimentata dalla paura dell'annientamento. C'é molta debolezza perché la ferita é veramente precoce, un momento in cui il piccolo é assolutamente dipendente dalla madre per la sopravvivenza, non ha ancora conquistato la stazione eretta e non é in grado di camminare. La ferita precoce porta al ritiro, nella vita sarà costante l'illusione della grandezza (se lo faccio sono il più bravo), ma non si sperimenta mai per mancanza di energia. La fragilità di fondo in funzione al sentirsi speciale si manifesta nella critica del lavoro e delle azioni altrui. Lo shock primario non gli consente una organizzazione, facilmente può scivolare nel disturbo paranoide. Trova i difetti su tutto e tutti, ma lui non si mette in gioco.

Nel caso invece che la prima ferita possa in qualche modo essere riparata dalla madre, principalmente per pietà di una creatura così piccola e indifesa, non appena il bambino acquisisce la prime abilità ecco che l'immagine idealizzata della madre entra in gioco con una prepotenza che non accetta il suo bambino naturale. A questo punto le richieste diventano eccessive e impossibili: (devi mangiare tutto e senza sporcarti, a te non piace giocare come gli altri, a te piace leggere i  libri o guardare le figure di libri illustrati, a te non piace giocare con la sabbia in spiaggia, ma prendere il sole sullo sdraio per un'abbronzatura perfetta, etc). Il bambino per essere accettato deve tentare di soddisfare le illusioni del genitore, deve essere speciale, diverso dagli altri. A differenza dello psicopatico che deve sostenere la madre attraverso il suo "tenersi su", che comunque ha un confine, nel narcisismo é attiva una scissione di base delle emozioni. Dietro la sua maschera c'é l'emozione che il narciso non vuole incontrare per paura di vedere gli occhi di terrore della madre che lo guardano come un mostro. A questo punto il suo potere e la sua immagine sono sostenuti dalla gratificazione. La gratificazione ha la funzione di placare la sua ansia, ma poi, mai soddisfatto (voglio, voglio, voglio...), ha bisogno di un'altra gratificazione. E' abituato a meritare la gratificazione a patto che: sia bravo, buono, intelligente, etc. Infatti, é abile ad adattarsi alle richieste del prossimo, Ha ricevuto da bambino cure (non amorevoli) ma finalizzate a qualcosa, é addestrato all'organizzazione di illusioni per aderire al modello idealizzato dai genitori. Il suo corpo appare armonico e rigido, a differenza del carattere rigido non ha sufficiente energia coesa che lo sostiene. A differenza del carattere masochista che non può ribellarsi al seno che lo ha allattato, nel narcisismo l'altro non c'é, non esiste. Non considera, non sente la possibilità di amare qualcuno perché il genitore del narcisista seduce il figlio ma non é in grado di amarlo, il piccolo non si sente visto per quello che é e questo crea una profonda insicurezza di base. La madre come dice Alice Miller “ non è una cattiva madre, ha essa stessa carenze narcisistiche e dipende da una certa risonanza nel bambino, perché, in fondo, è lei stessa una bambina in cerca di un oggetto disponibile. E per quanto ciò possa apparire paradossale, il bambino è disponibile; il bambino non ci sfugge come un tempo ci è sfuggita la madre. Il bambino si può educare in modo da farlo diventare come piace a noi. Dal bambino si può ottenere rispetto, aspettarsi che condivida i nostri sentimenti; nell'amore e nell'ammirazione del bambino, ci si può rispecchiare, dinanzi a lui sentirsi forti; quando se ne è stanchi lo si può affidare ad altri; grazie a lui è possibile, infine, sentirsi al centro dell'attenzione: gli occhi di un bambino seguono ogni movimento della madre. In una donna che ha dovuto reprimere e rimuovere tutto ciò con la propria madre, per quanto essa possa essere colta e non mancare di buona volontà, per quanto sappia ciò che occorre al bambino, dinanzi alla propria creatura sentirà questi bisogni ridestarsi dal profondo del suo inconscio e tendere al soddisfacimento. Il bambino lo avverte chiaramente e rinuncia presto ad esprimere le proprie esigenze. Un bambino usato, inascoltato, calpestato, invaso sarà un adulto impossibilitato ad essere se stesso, obbligato a recitare una parte che non gli appartiene per poter immaginare di essere adeguato nelle situazioni della vita, una persona eccezionale e speciale C'é una profonda confusione nella dimensione narcisista, per lui non é chiaro dove sia l'amore e cosa sia il legame, la relazione.

Il dramma del narcisista risiede nella  prestazione.

Siccome é molto intuitivo e molto intelligente, non sente il bisogno di costruire competenze specifiche, vive di "liquidità" e adattamento alle richieste.  E' possibile osservare il narcisismo anche come patologia sociale, non ci sono più confini ma solo orizzonti: non so cosa sono, non so chi sono, posso/devo essere solo ammirato per uno pseudo riconoscimento. Anche nella sessualità il narcisista avverte una scissione tra piacere e gratificazione.  Il suo obiettivo é la gratificazione (come sei bravo) e non il piacere, deve continuamente priflettere su quello che l'altro pensa di lui. Anche nel lavoro non riesce a fare un lavoro e farlo bene con piacere di sé, necessita continuamente della conferma dall'esterno: il giudizio ed i complimenti degli altri. Oscilla incessantemente tra:

ESTERNO GRATIFICANTE = ESSERE SPECIALE

ESTERNO NON GRATIFICANTE = NON VALERE NULLA

Non ha energia propria e deve dipendere dal sociale, per vivere e caricarsi energeticamente deve prendere l'energia dall'esterno. Come conseguenza, a differenza di tutte le strutture caratteriali, dove quando crolla la difesa emerge l'emozione che c'é sotto, nella problematica narcisista quando crolla la difesa (illusione), non emerge nulla, troviamo il vuoto, il limbo, lo smarrimento.

La terapia dovrà iniziare dal corpo, non con il verbale. Il narcisista dovrà iniziare a sentirsi, partendo dalla realtà del suo corpo potrà gradualmente incontrare la distorsione che egli opera del mondo e dell'amore che, purtroppo, a suo tempo non ha ricevuto. A livello oculare, guarda per essere visto, non usa gli occhi per il contatto, anche perché non conosce se stesso, non sa neanche chi egli sia e senza un sé i contatti relazionali sono vuoti, scarichi di emozioni. C'é dissociazione tra il corpo e la sua energia, il corpo sembra vivo e vitale, ma l'energia si é ritirata soprattutto tra le sue scapole. Un "blocco" della articolazione scapolo toracica (in mezzo alle scapole) non consente la retro-posizione dei monconi delle spalle e di conseguenza il torace fatica ad aprirsi, rendendo il cuore all'interno della gabbia toracica come un prigioniero dietro le sbarre di una prigione. Per il narcisista il suo corpo rappresenta un limite, se si allontana dal corpo non sente più i blocchi, le tensioni e soprattutto le emozioni collegate: il suo forte bisogno d'amore e il terrore che questo possa portarlo ad incontrare ancora quegli occhi rifiutanti che hanno costretto al suo cuore di imprigionarsi dentro una fortezza rappresentata dalla gabbia toracica. Solo allentando poco per volta e con il rispetto necessario questa tremenda prigione il cuore potrà finalmente respirare. Lo spazio del sé e del non sé é molto delicato, occorre riacquistare la propria verità interna. L'esperienza terapeutica ci é amica, possiamo anche non averne paura, a condizione che il terapeuta abbia rispetto della singolare finestra di tolleranza del paziente; occorre un lavoro delicato e realizzato a piccoli passi. Il narcisista deve imparare a caricare e scaricare il proprio corpo energeticamente, a sentire il senso della sua forza e riuscire a scaricarla, nonostante il suo Io auto-torturante: "se non sono il migliore non valgo nulla". Nella forma più grave il narcisismo (Covert) si esprime: "siccome non ce la faccio a farlo perfettissimo, non ci provo neanche". Non c'è una esposizione di se ma un ritiro, si crede il migliore ma non vuole rischiare, quindi si nega la possibilità di imparare dall'esperienza, manca di grounding. Si differenzia dal tratto orale del carattere che ha un altra situazione: "non ci provo per risparmiare la poca energia a mia disposizione" Nella forma più evoluta (Overt) il narcisismo segue una percorso ancora diverso: "ci prova sempre a fare qualcosa, anche quando non ne ha le competenze", si lascia guidare dal suo impulso di essere speciale, il numero uno. Abitualmente commette molti errori e le conseguenze possono essere veramente dolorose per se stesso e per le persone a lui vicine, tuttavia nega sempre ogni errore e respinge ogni critica. Questa forma se accompagnata da elementi paranoici fa vedere al narcisista ogni persona che non lo riconosce speciale come un potenziale nemico; emerge in lui una rabbia feroce ogni qualvolta si leva la maschera da bambino adattato. In terapia è inutile tentare di convincerlo che quello è il suo falso sé, occorre farlo uscire dall'illusione che in quel vuoto si può star bene. L'adulto narcisista è stato un bambino utilizzato dal genitore come la discarica della sua angoscia, il piccolo è stato costretto a:

  • Dissociarsi dalle emozioni (per non impazzire in quella tenera età);
  • Ubbidire al persecutore interno: "Devi essere di più, non é mai abbastanza quello che sei e che fai".

A differenza del masochista che rinuncia a sé in funzione dell'altro, il narcisista si nega la possibilità di sentire per paura di poter essere invaso dall'umiliazione e dalla vergogna. Per lui il mondo è un invasione di umiliazioni senza confine; la sua salvezza sta nel scindersi e non sentire i propri sentimenti. Non si tratta di un ritiro, come nel carattere schizoide, ma di una vera e propria sconnessione narcisistica. Ancora diversa è la posizione del rigido, dove è attivo l'accesso alle sensazioni e alle emozioni, lui sente, è consapevole di quello che sta succedendo, la sua difesa consiste nel negarlo agli altri.

IL NARCISISMO SANO
Nel narcisismo sano è presente il rispetto dei propri limiti, nonostante una tendenza alla perfezione. Quindi, nel narcisismo sano la persona può essere aggressiva, può prendere quello che vuole dalla vita, può esprimere i sentimenti anche se con una certa difficoltà, può sentire il bisogno di farsi vedere per quello che realmente è, almeno nelle relazioni più intime e importanti. Saper rispettare i propri limiti gli consente il contatto con l'altro e un possibile scambio affettivo. Il rispetto del proprio confine consente la comunicazione dei propri bisogni, soprattutto il riconoscimento del diritto a comunicare, nella fiducia/speranza che l'ambiente possa soddisfarli.

Come aiutare un paziente affetto da narcisismo patologico ad evolvere verso la salute psicofisica?
Il trattamento psicoterapico del narcisismo patologico dovrà aiutare la persona a sostituire l'immagine di potere con la sensazione di possesso di sé (empowerment/responsabilizzazione attraverso la conoscenza di sé). Il grounding dovrà essere costruito e sostenuto, gli arti inferiori potranno ritrovare la loro espressione. Quello che si nega il narcisista è il piacere, gli altri gli servono per essere eccitato, ammirato, ma ha troppi bisogni inespressi e inconsapevoli per sentire piacere. Ogni essere umano può stare con piacere insieme agli altri solo se è in grado di stare con piacere insieme a se stesso. Diversamente il bisogno degli altri si limita al bisogno di qualcosa: "questa persona mi serve per avere uno sconto, l'altra per ottenere un vantaggio, oppure per guadagnare del denaro, etc.".

IL NO
Il no è un confine. Nella problematica narcisistica non esiste: "mi convinco che ce la posso fare e sono già diventato come l'altro mi vuole; non sento me stesso. Non impegnarsi nelle relazioni è il suo unico modo per mettere un confine, per dire un no, ma in modo mascherato. Se si impegna per lui è un pericolo reale, una "fregatura" totale, perché non avendo un confine, non può dire no e continuerà ad abusare di se. La sua rabbia inconscia recita: "Non posso essere solo adattato a quello che vuoi tu". Per il terapeuta è fondamentale conoscere la verità propria per aiutare l'altro. Nella relazione d'aiuto il terapeuta deve essere allenato a conoscere il suo falso sé, non possiamo raggiungere l'altro con il nostro falso sé, è necessario interagire in modo vero. La congruenza e l'autenticità dello psicoterapeuta è curativa per il narcisista, che è un esperto a vedere/capire se l'altro sta usando il suo falso sé. L'illusione collegata ad un tratto caratteriale é generata dalla trasversalità della dimensione narcisistica. Nella sua storia il genitore ha avuto un forte bisogno di essere gratificato dal figlio in modo particolare e disfunzionale: "ti pompo per farti diventare quello che voglio io". Nella disorganizzazione del bambino è presente anche la ribellione: "non voglio diventare quello che tu vuoi". Maggiore è l'adattamento e più profondo (patologico) è il tratto narcisistico, il disturbo si sviluppa per reazione all'orrore letto negli occhi del genitore, colpisce la sua mente. per non impazzire si adatta all'altro. Il suicidio, a differenza del carattere orale, non interessa il narcisista, lui si è già ucciso, potrebbe al contrario trasformarsi in un assassino. Da differenza dello psicopatico che non conosce l'invidia, il narcisista è invidioso, inoltre ha una devastante paura del rifiuto. Il potere sugli altri serve al narcisista per evitare il rifiuto, allo psicopatico per manipolare e comandare.

CARATTERISTICHE FISICHE
Sembra che l'energia non gli appartenga, il corpo appare immaturo, alienato. E' presente una tensione tra le scapole, per la sua difficoltà ad aprire il cuore alla vita e, di conseguenza, ad espandere il torace. Nello sguardo c'è un senso di torsione, non guarda direttamente, tende a contorcere il suo corpo; lo sguardo non è penetrante ma sfuggente. In sua presenza si può percepire un senso di freddo. C'è una tensione alla base del cranio che inibisce il pianto profondo, utile nella sua patologia per riportare tutto al ragionamento piuttosto che al sentire. I muscoli del tronco sono abitualmente collassati. Il collo è sottile, le braccia sono sottili e sconnesse. Il bacino e i glutei sono immaturi, scarichi di energia. Gli arti inferiori sono poco sviluppati, i muscoli contratti e rigidi, talvolta le ginocchia si presentano vare. I piedi sono spesso piatti, contratti e sottili. La pelle è "smorta" scarsamente caricata.

Il reale bisogno del narcisista patologico, anche se inconfessato e inconfessabile, soprattutto nelle fasi iniziali della terapia, è di sperimentare il contrario dell'orrore che lo accompagna dall'infanzia. Il suo è il bisogno del bambino interiore che vorrebbe poter giocare e gioire, spontaneamente e naturalmente, senza l'incessante paura che questo possa scatenare la guerra degli affetti e l'annientamento della sua affettività, così duramente colpita e in un periodo antico, dove la sua fragilità non gli ha consentito altra via di fuga dalla follia presente nella situazione familiare.

 

Dott. Cosimo Aruta
Psicologo, Psicoterapeuta, Analista Bioenergetico, Supervisore
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Lombardia con il n° 12147

 

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