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le regole della mediazione familiare
Il metodo di intervento della Mediazione
Familiare si basa su una visione del conflitto come elemento di
realtà, conseguente all'evento della separazione. Attiva la
responsabilità e l'autonomia personale dei genitori nel prendere
le decisioni che definiranno gli aspetti della nuova realtà di vita
con i loro figli e utilizza alcune regole esplicite:
la neutralità del mediatore.
Il mediatore, come terzo neutrale e con una formazione
specifica, sollecitato dalle parti, si adopera affinché i
genitori elaborino in prima persona un programma di separazione
soddisfacente per sé e per i figli, attraverso il quale gli ex
coniugi possano esercitare
con armonia, serenità ed equilibrio la comune responsabilità
genitoriale.
La tregua dalle azioni legali. La
mediazione familiare non cerca né vinti né vincitori, ma vuole
porre tutti i soggetti interessati sullo stesso piano. Per
questo motivo i due partner dovranno impegnarsi a sospendere
ogni azione di carattere legale nei confronti dell'altro durante
tutto il periodo della mediazione.
La assoluta imparzialità del
mediatore. Sotto tutti i punti di vista. Per questo
motivo non è possibile per uno dei due partner ottenere più
attenzione rispetto all'altro: attraverso la richiesta di più
appuntamenti individuali, mediante tentativi di convincere il
mediatore che una parte abbia più o meno ragione dell'altra
nella disputa e attraverso qualsiasi azione volta a rendere il mediatore
terzo di parte, anche se solo pazialmente.
Impegno alla trasparenza.
Una relazione che si sviluppa nel tempo in modo indeterminato e
con un obiettivo veramente importante, quale il rapporto di
reciproca collaborazione nella gestione della genitorialità,
deve svilupparsi all'insegna del reciproco rispetto e fiducia.
Per questo motivo è importante che i due genitori comprendano
come la lealtà, la sincerità e la trasparenza dovranno
accompagnare la loro vita da genitori separati, soprattutto per
l'interesse dei minori, che devono poter contare su di un
progetto di vita scelto e agito nel rispetto dei sentimenti
universali, indispensabili per una armonia di sviluppo.
Impegno alla collaborazione.
Entrambi i coniugi dovranno impegnarsi a collaborare per il buon
esito della mediazione familiare. Si impegneranno a fornire tutte le
informazioni utili per il buon andamento della mediazione, in
tutte le sue fasi.
L'impossibilità del mediatore
di testimoniare in tribunale. Ancorché intimato dal
giudice a deporre su fatti e circostanze avvenute in sede di
mediazione familiare (non costituenti reato), il professionista
mediatore può e deve avvalersi del segreto professionale. Tutti
i contenuti, comprese le dichiarazioni, le riflessioni e le
confessioni prodotte dai due coniugi in sede di mediazione
familiare, non potranno in nessun modo essere utilizzate da una
parte contro l'altra per avvalorare le proprie posizioni in sede
giudiziale. Nel caso in cui la mediazione viene raccomandata da
un magistrato o da un avvocato, il mediatore è tenuto a
informarli sul fatto che se sia stato possibile stendere un
progetto d’intesa, ma lascia tutta la libertà ai suoi clienti di
comunicarne il contenuto.
Il progetto di intesa e la sua
efficacia.
Il mediatore deve informare i suoi clienti che il progetto
d’intesa non ha che un valore informale, ossia solo tra di loro.
Nel caso di una procedura legale la sua trascrizione in un
documento legale formale verrà realizzata da un avvocato, se la
sua assistenza legale si rivelasse necessaria.
Dr. Cosimo Aruta
Psicologo - mediatore familiare Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Lombardia con il n° 12147
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