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casi non mediabili o con scarsa mediabilità
Esistono situazioni di non
mediabilità o di scarsa mediabilità. La mediazione familiare ha
poche possibilità di successo quando:
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Le parti chiedono
“giustizia”, rivolgendosi direttamente ed unicamente
all'apparato giudiziario per ottenere un risarcimento o per
umiliare il partner. In questa situazione vengono a mancare
i presupposti fondamentali per avviare la mediazione. Per
poter iniziare la mediazione occorre che i coniugi cambino
atteggiamento prima di ogni passaggio successivo.
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Il ricorso all'autorità
giudiziaria è un percorso obbligatorio. Quando la storia di
una coppia è caratterizzata da episodi di sfruttamento
sessuale, di violenza agita sul coniuge o sui figli, nonché
problematiche riconducibili alla tossicodipendenza o
all'alcolismo. In questi casi la mediazione non è efficace.
In questi casi è preferibile
suggerire una altro percorso alle parti, quello della consulenza
tecnica d'ufficio.
I centri a cui rivolgersi in queste particolari situazioni sono
specializzati in consulenza, mediazione e terapia del
divorzio. Essi operano a stretto contatto con la magistratura,
intervengono sulla domanda di giustizia e di aiuto, tipica delle
situazioni familiari a più grave rischio evolutivo, cercando di
offrire le risposte più adatte, aderendo alle necessità di ogni
famiglia.
Vi sono altri casi dove la
mediazione familiare ha scarsa possibilità di riuscita:
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Dove è presente l'assoluta
mancanza di comunicazione tra i componenti della coppia. Le
parti non manifestano alcuna volontà di dialogare, né di
litigare. Ricercare possibili accordi diventa impossibile,
pensare al bene dei figli risulta uno sforzo insopportabile,
perché ogni appartenente alla coppia considererà l'altro
come se non esistesse, come se fosse così cambiato dai
ricordi trascorsi da cancellare ogni segno della realtà in
svolgimento.
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Quelli dove la vicenda
separativa è gestita come se fosse una metaforica partita di
calcio. Le due squadre, ovvero le due figure della coppia,
giocano in modo sleale per vincere a tutti i costi. In
questa gara si gioca per conquistare il maggior numero di
tifosi allo scopo di intimorire l'avversario. In questa
partita dell'assurdo gli stessi tifosi in un dato momento
entrano in campo, commettendo anche loro qualsiasi
scorrettezza pur di far vincere la propria squadra. Il
gioco, senza arbitro e senza regole, si fa sempre più
ricco di falli ed aumenta la pericolosità; il rischio di
subire danni aumenta in modo esponenziale con il continuare
della partita.
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Un'altra situazione da
valutarsi attentamente, consiste nella separazione vissuta
come un incontro di boxe. In questo caso non si cercano
alleati, la presenza di tifoseria è indesiderata. Ogni
membro della coppia sembra voler risolvere tutto con lo
scontro diretto che, abitualmente, non degenera in scontri
di carattere fisico. Affetti, rabbia ed emozioni sono
scaricati sull'avversario come colpi durissimi. I due pugili
si affrontano anch'essi senza arbitro ed utilizzano tutti i
mezzi a loro disposizione per aggiudicarsi la vittoria
sull'altro. Quando l'avversario è in difficoltà si
approfitta della situazione cercando di colpirlo per dargli
il colpo di grazia.
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Esiste una ulteriore
tipologia di mediazione impossibile, si verifica quando uno
dei due soggetti della coppia genitoriale, calatosi nel
ruolo di vittima, sceglie di recitare la parte dell'attore
passivo e non offre alcun contributo per tentare di
migliorare la gestione del conflitto. In questo caso la
figura di uno dei due protagonisti si scolorisce, al punto
da apparire unicamente come una scala di grigio, senza la
speranza in una nota di colore.
Dr. Cosimo Aruta
Psicologo - mediatore familiare Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Lombardia con il n° 12147
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